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Quiet quitting: fenomeno in crescita nel mondo del lavoro


Il mondo del lavoro sta attraversando un periodo in cui è in crescita un fenomeno che prende il nome di quiet quitting, e l’Italia non ne è immune.

Ma cosa si intende per quiet quitting?

 

Lavorare di più per guadagnare di più? No, grazie.


Per capire bene questo fenomeno dobbiamo prima fare un passo indietro, precisamente al periodo di pandemia. La clausura forzata ha cambiato le priorità delle persone, che hanno capito quanto importante fosse ritagliarsi del tempo libero per le proprie passioni. Questo gli ha fatto rivalutare tutto, anche il lavoro e il tempo dedicato a esso.

Così, alcuni dipendenti – maggiormente i più giovani – hanno iniziato a lavorare facendo solo il minimo indispensabile, senza andare oltre le loro mansioni contrattuali, senza fare straordinari e rifiutandosi anche di salire di livello e prendersi altre responsabilità.

 

Cause del quiet quitting


Ridurre tutto al solo periodo di pandemia è troppo semplicistico: il fenomeno è molto più complesso e può avere tante cause.

Uno scarso equilibrio tra vita sociale/lavorativa, la mancanza di riconoscimento e opportunità di crescita lavorativa, un lavoro ripetitivo e poco stimolante, un ambiente lavorativo tossico, finanche al senso di disillusione verso il mondo del lavoro in generale.

Tutti questi fattori possono portare le persone a lavorare in modalità risparmio, facendo solo il minimo richiesto e senza stimoli, senza voglia, senza reale impegno. Il minimo per non essere licenziati, il minimo che riescono a fare senza scoppiare.

 

Conseguenze sul mondo del lavoro


Uno studio europeo ha rivelato che molti manager hanno difficoltà a trovare personale qualificato che resti e cresca nella loro azienda. Molti lavoratori cambiano lavoro dopo qualche anno o rifiutano di essere promossi a cariche più importanti, creando difficoltà a tutte queste aziende che non riescono a formare persone e quindi ad avere personale realmente all’altezza dei loro compiti.


Come si combatte?


La sfida è tutta a carico delle aziende.

Devono essere in grado di offrire un ambiente di lavoro molto rilassato, che dia sempre stimoli positivi ai dipendenti, che gli dia i giusti riconoscimenti e che non li sovraccarichi di lavoro. Quest’ultimo è uno dei motivi principali che porta i lavoratori al burnout, e può essere risolto in modo semplice: assumere il personale necessario per smaltire la mole di lavoro o gestire meglio le risorse e i tempi.

Il nostro Master in HR Management è pensato proprio per dare alle aziende gli strumenti giusti per affrontare questa e altre sfide.

 

Considerazioni finali


Il quiet quitting viene talvolta considerato un fenomeno negativo.

Ma è solo la risposta del sistema immunitario di una società che corre sempre di più e che perde pezzi per strada, senza sapere dove stia andando.

Le persone non sono più disposte a rinunciare al proprio tempo e alla propria felicità. Questa è una grande occasione per la società e per il mondo del lavoro di trasformarsi e migliorarsi, verso un modello più sostenibile di lavoro.

Perché dipendenti felici, significa più produttività. E a guadagnarci sarebbero tutti.

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