SISTEMA PREVIDENZIALE: QUALI GLI SCENARI FUTURI?

SISTEMA PREVIDENZIALE: QUALI GLI SCENARI FUTURI?


1 ottobre 2021 | Lavoro e dintorni
SISTEMA PREVIDENZIALE: QUALI GLI SCENARI FUTURI?

La storia ci racconta che il sistema previdenziale italiano è una delle più grandi conquiste sociali post unitarie. Il giovanissimo regno d’Italia, istituisce nel 1898 una Cassa nazionale di previdenza per l’invalidità e la vecchiaia degli operai”. È questo il primo passo della ultracentenaria storia del sistema pensionistico nazionale.

L’autunno è tempo di leggi di bilancio, manovre di vitale importanza per la gestione dell’intero apparato statale. Si discute, di fatto, su come posizionare i fondi a disposizione per accrescere la funzionalità di tutti i comparti dello Stato. Tra i vari argomenti in discussione, c’è proprio quello sulla Riforma del sistema pensionistico Nazionale. Le ultime previsioni ci dicono che la suddetta riforma dovrebbe essere approvata entro fine anno ed altresì inserita nella Legge di Bilancio. In ragione di questa previsione, la Commissione Lavoro della Camera è attualmente intenta a dibattere le disparate proposte dei vari partiti. Il dibattito non è di poco conto, giacché, è bene ricordarlo, siamo nella fase post “Quota 100”, fase che va gestita con molta cautela, prendendo dei provvedimenti che tengano conto dell’attuale situazione generata anche dalla pandemia Covid. Il limite ultimo per la presentazione di una proposta il più possibile definitiva è quella del 15 ottobre, data entro la quale il governo deve emanare il testo della Legge di Bilancio, da sottoporre all’emiciclo parlamentare.

Vediamo quali sono le proposte sul tavolo della discussione. In prima istanza si necessitano nuovi meccanismi di flessibilità. Prima di tutto va riformata la Quota 100, con la possibile riduzione a 35 anni del requisito contributivo. Altro punto all’ordine del giorno è la cosiddetta Quota 41, con la possibilità da parte dei contribuenti di andare in pensione con 41 anni di contributi versati, escludendo il requisito anagrafico. Per le donne invece si chiede un requisito minimo di 35 anni di contributi e l’età da aggiornarsi di anno in anno (per ora siamo a 58 anni per le lavoratrici dipendenti e 59 per le autonome.

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